CORVEZZO il 04-02-2017

(NON) FATE BIOLOGICO!




 

Un post che ho meditato a lungo negli ultimi mesi e che troppe volte ho rimandato. Una riflessione sulle motivazioni profonde che muovo un produttore bio, su quanto sia facile perdere di vista la rotta da seguire e, inevitabilmente, perdersi…per poi ritrovarsi.

Oggi vi racconto com’è andata veramente l’annata del Prosecco bio 2016.

 

MIA COLPA, MIA GRANDISSIMA COLPA.

Innanzitutto, chiedo scusa se è da quest’estate se non mi faccio vivo ma, devo ammetterlo, questa è stata veramente un’annata difficile.

Per quanto mi riguarda, più difficile della tristemente nota annata 2014.

Badate bene, non lo dico solo per le piogge intense nel mese di maggio e giugno, né per le notti insonni a guardare il termometro segnare 3°C in pieno periodo di fioritura. Non lo dico nemmeno per i forti temporali di luglio, né per la grandine o per le trombe d’aria che hanno piegato i filari…

 

…lo dico perché, per la prima volta, la mi fede ha vacillato.

 

LO AMMETTO, CAPISCO CHI PRODUCE VINI CONVENZIONALI

Per produrre un vino di qualità è “sufficiente” imparare a destreggiarsi in un’arte che si tramanda di generazione in generazione.

Per produrre un vino biologico di qualità, oltre alla tecnica, è necessario un vero e proprio atto di fede.

Io li capisco.

Comprendo le ragioni che spingono i miei amici produttori a lavorare le proprie uve con utilizzando pesticidi, concimi chimici e diserbanti: prodotti che assicurano una costante quantità, e quindi un guadagno costante negli anni.

Non mi fraintendete.

Da laureato in Economia Aziendale, non posso che ritenere corretto che i fattori produttivi, organizzati dall’imprenditore agricolo, abbiano lo scopo (sia chiaro, sempre nel rispetto delle regole) di massimizzare il profitto. Non serve che ricordi a nessuno, soprattutto in questo periodo di crisi, che: Profitto=Investimenti=Occupazione.

Come dare torto quindi a chi rifiuta di abbandonare la produzione di vino convenzionale per abbracciare le mille incognite dell’agricoltura biologica? Vi fidereste voi di lasciare di punto i  bianco soluzioni “sicure”che, soprattutto in queste stagioni sempre più bizzarre a causa dei cambiamenti climatici, vi permetterebbero di proteggere il vostro vigneto (la cosa a voi più preziosa)?

La mia fede stava per vacillare proprio per questo: perché il mio desiderio di massimizzare il profitto mi ha portato solo a vedere il fatto che miei concorrenti del vino convenzionale non soffrivano l’annata difficile quanto me.

Tutto si limitava a questo.

 

POI HO VISTO LA LUCE

In un giorno di dicembre è arrivato il momento della prima degustazione della nuova annata del Prosecco Bio 2016.

Mi sono avviato in cantina, devo dire anche un po’ svogliatamente, e, seguendo l’enologo, abbiamo cominciato la degustazione.

Mi è bastato avvicinare il naso al bicchiere; ho capito tutto in un istante.

Nell’annata 2016, la Natura non voleva riservarmi il premio di una vendemmia tranquilla e sicura come nel 2015, ma ha deciso di donarmi invece un’annata di straordinaria qualità.

I miei sforzi erano stati finalmente ricompensati.

Ho cominciato quindi un periodo di introspezione personale e, gira e rigira, sono ritornato a scontrarmi con le vere motivazioni che mi hanno portato a diventare un produttore di Prosecco Bio.

 

QUAL È IL VALORE DEL COSTO AMBIENTALE IN UN CONTO ECONOMICO AGRICOLO CONVENZIONALE?

Dopo la degustazione dell’annata 2016, ho cominciato a domandarmi se inserendo alla voce “Costo” di un conto economico aziendale un ipotetico “Costo ambientale”, il bilancio economico annuale risultasse comunque positivo.

Probabilmente, nel breve periodo il produttore agricolo convenzionale ha ragione: l’utilizzo di prodotti di sintesi premette di massimizzare il profitto, anche in annate difficili.

Tuttavia, cosa accade nel lungo periodo?

Qual è il costo che ogni imprenditore agricolo del futuro dovrà pagare quando i suoi terreni diventeranno meno fertili a causa dell’estremo sfruttamento da parte dei suoi predecessori?

Quale sarà il costo che ogni singola azienda pagherà per curare una società sempre più avvelenata da prodotti agricoli, considerati oggi indispensabili? 

 

RAVVEDIMENTO

Ho peccato, ho confessato e adesso, dopo il pentimento, sono pronto a espiare la mia colpa prendendomi un impegno solenne.

Il mio impegno come Happy Farmer Agricoltore sarà quello di continuare a produrre Prosecco Bio di qualità, rispettando la natura e la salute dei consumatori. Dall’altra parte, il mio impegno come Happy Farmer Economista sarà quello di scoprire a livello microeconomico (visto che a livello macro i dati li conosciamo tutti) il valore del costo dell’impatto dell’agricoltura convenzionale per le singole aziende.

È una promessa e, come al solito, il giudizio finale spetterà a voi.

 

Happy Farmer