CORVEZZO il 22-11-2017

Il BLOG del PROSECCO BIOLOGICO:Report, Prosecco e Pesticidi. Il minestrone è servito. 




Nella zona del Prosecco è arrivato il momento di discutere seriamente di quel grosso elefante nella stanza. L’utilizzo intensivo dei pesticidi e dei diserbanti, sotto qualunque punto di vista lo si analizzi, è chiaramente diventato un problema di dimensioni pachidermiche: lo è per la salute, lo è per l’ambiente, lo è per la tranquillità delle comunità.  

Tre cose che mi sono piaciute e tre cose che non mi sono piaciute dell’inchiesta di Report.

  

Cosa mi è piaciuto di questa inchiesta. 

1. L’evidenza del fatto che l’utilizzo di pesticidi rappresenta un problema concreto 

  

Tralasciamo gli studi dello IARC, che classificano il Glifosato come potenzialmente cancerogeno. Tralasciamo le schede di sicurezza di Mancozeb e Folpet, che ci spiegano come il primo sia sospettato di nuocere al feto e che il secondo, oltre a provocare il cancro se inalato, sia estremamente pericoloso per gli organismi acquatici. 

Tralasciamo anche tutti gli altri problemi ambientali causati dai fitofarmaci di sintesi: dalle api che muoiono, alle contaminazioni alimentari ecc. 

Tralasciamo, per un attimo, tutto questo.  

La gente che vive nelle zone di produzione vinicole è spaventata. 

A mio avviso questa è la vera questione sollevata da Report lunedì sera. Il fatto che l’agricoltura stessa, che ha permesso all’uomo di evolversi e di prosperare nei secoli, ci spaventi e venga messa in discussione. 

Da agricoltori, credo che una seria riflessione per verificare se abbiamo sbagliato qualcosa sia necessaria, e forse è arrivato il momento di passare ad un modello produttivo che ritorni ad essere a misura d'uomo. 

L’agricoltura biologica sicuramente non risolverà tutti i problemi del mondo (è solo una fase di passaggio), ma è uno strumento di cui possiamo disporre, che funziona e che ci permetterebbe almeno di cominciare a risolverne alcuni. 

Magari proprio quelli che (giustamente) fanno tanto incazzare la gente. 

 

  2. La discussione sul problema delle contaminazioni 

  

Fare biologico in un territorio in cui il 95% della produzione è convenzionale sembra essere una sfida quasi impossibile da vincere.

Devo riconoscere che Report ha sottolineato molto bene questo problema raccontando la vicenda del viticoltore biodinamico di Valdobbiadene.

La verità è che puoi seguire tutte le pratiche sostenibili del mondo, ma se sei completamente circondato da produttori convenzionali, le tue uve finiranno inevitabilmente per essere contaminate dai pesticidi degli altri.  

Ecco perché, se davvero le autorità competenti sono favorevoli alla produzione biologica come dichiarato nel corso della puntata, lo sforzo all’interno della denominazione per abbattere l’uso di pesticidi e diserbanti deve essere moltiplicato. 

In caso contrario, l’impegno di quei piccoli produttori che ogni giorno lottano per ridurre il loro impatto ambientale sarà stato vano. 

 

3. Le storie dei giovani produttori coraggiosi che accettano la sfida della conversione biologica 

  

Mi è piaciuto molto l’entusiasmo dei giovani viticoltori della zona: Piero De conti, Sarah Dei Tos e Simone Morlin. 

Queste sono le belle storie di chi ha capito che la terra è il nostro vero capitale e che non ha paura di fare la cosa scomoda pur di fare la cosa giusta. 

In bocca al lupo per il vostro percorso di conversione! 

  

Cosa NON mi è piaciuto di questa inchiesta. 

 

 1. Il mancato riconoscimento delle iniziative positive intraprese dal consorzio Prosecco DOC 

 

Diciamolo, se il consorzio Prosecco doc fa un passo in avanti è giusto che gli venga riconosciuto. 

Ok, la zona doc non sarà diventata un biodistretto, ma aver eliminato FolpetMancozeb e Glifosato è già un enorme passo in avanti. 

Inoltre, il presidente Zanette ha promesso che l’iter per permettere ai produttori di “digerire” queste direttive si concluderà nei prossimi tre anni. 

Staremo a vedere se la promessa sarà mantenuta, ma credo che l’iniziativa, in quanto coercitiva e definitiva, goda di una buona dose di credibilità e, per questa ragione, merita di essere sostenuta.  

Resta da capire cosa intendesse per “Dare una certificazione di sostenibilità ambientale”. 

Attenzione, ho paura che creare una certificazione pseudo-bio per la denominazione Prosecco doc in questo momento storico sarebbe un clamoroso autogoal! 

 

2. Il presidente del consorzio DOCG che dichiara che la denominazione è “a un livello prossimo al riconoscimento biologico” 

  

Diversamente dal collega della DOC, l’intervento del presidente della DOCG Prosecco mi è sembrato molto meno convincente. 

Pareva un po’ di assistere alla classica intervista in cui si dichiara “Siamo sostenibili, ma non siamo sostenibili”. 

Ve ne riporto un pezzetto perché è davvero gustosa: 

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INNOCENTE NARDI - PRESIDENTE CONSORZIO PROSECCO DOCG  

Noi siamo a un livello prossimo al riconoscimento biologico, cioè siamo a un livello tra quello che consiglia la regione e quella che è la certificazione biologica.  

BERNARDO IOVENE - REPORT 

Sulla carta.  

INNOCENTE NARDI - PRESIDENTE CONSORZIO PROSECCO DOCG  

No, anche sulla sostanza.  

BERNARDO IOVENE – REPORT 

No, ci sono questi divieti: sarebbe vietato il Mancozeb, sarebbe vietato il Folpet, il glifosate no, si può utilizzare ancora, no?  

INNOCENTE NARDI - PRESIDENTE CONSORZIO PROSECCO DOCG  

Il glifosate non è ancora vietato, però noi lo sconsigliamo. 

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La verità è che Folpet e Mancozeb sono stati vietati , ma ci sono ancora molte sostanze che possono essere utilizzate all’interno della denominazione e che sono assolutamente vietate dal disciplinare bio. 

Ecco la lista (visualizzabile in alta definizione anche qui): 

  Sostanze non ammesse per produrre un prosecco biologico

(fonte: www.prosecco.it)

Quindi mi spiace, ma devo constatare con rammarico che il consorzio Prosecco DOCG non si trova a un livello prossimo al riconoscimento biologico e che purtroppo non è neanche a metà strada di questo percorso.  

Invito le autorità ad essere più attente alle dichiarazioni durante le interviste. 

 

3. Lo spietato attacco alla denominazione Prosecco da parte di Report  

 

Ma in fin dei conti, perché Report deve prendersela proprio con il Prosecco? 

Funziona un po’ come nei film, quando il protagonista finisce in prigione e gli spiegano che per farsi rispettare deve attaccare briga con il leader, il più grosso del gruppo. 

E per Report, il leader indiscusso tra le denominazioni italiane è proprio il Prosecco. Basta dare un’occhiata ai numeri per rendersene conto: 

 Prosecco e Prosecco biologico rispetto alle altre denominazioni

(fonte: www.inumeridelvino.it)

Devo dire che anch’io mi sono infastidito davanti a questo accanimento mediatico. 

Tuttavia, credo che dalle difficoltà possano nascere sempre nuove occasioni e che è proprio dai terreni più duri che può arrivare la spinta per spiccare i salti più alti. 

Quindi ci restano due cose da fare: 

Possiamo continuare a lamentarci quanto vogliamo dell’attacco esagerato alla denominazione Prosecco e rimanere per sempre fermi sulle nostre posizioni. 

Oppure, a mio parere, l’accanimento di Report può essere letto come il metro di misura del grande peso della denominazione Prosecco, la quale, se deciderà di compiere concreti passi in avanti in favore della sostenibilità (magari con la costituzione di un grande biodistretto del Prosecco biologico), avrà l’occasione di guidare davvero tutte le altre nel futuro dell’agricoltura bio di questo Paese. 

  

Happy Farmer