CORVEZZO il 07-09-2018

Il BLOG del PROSECCO BIOLOGICO: le nuove certificazioni di sostenibilità, i miei dubbi




Sempre più spesso mi trovo davanti a vini che riportano in etichetta certificazioni di sostenibilità diverse a quella biologica e/o biodinamica.
Queste certificazioni possono essere considerate equivalenti a quella biologica (ti dico già di no) e possono in qualche modo creare un’idea sbagliata nella mente del consumatore? 

Da produttore di Prosecco biologico devo dire di essere abbastanza preoccupato per il proliferare di tutte queste nuove certificazioni alternative, che lasciano molti dubbi e troppo spazio di incertezza nella mente del consumatore.

Ti spiego perché, a mio avviso, la certificazione BIO e biodinamica sono le uniche certificazioni di sostenibilità vermente credibili.

Partiamo dall’inizio: come si diventa produttori Bio certificati?

Il percorso per passare dalla produzione convenzionale a quella biologica dura tre anni: la cosiddetta “fase di conversione”.

Nel vigneto è necessario rinunciare ad utilizzare fertilizzanti, pesticidi e diserbanti di sintesi in favore di pratiche più sostenibili, come: lavorazioni sotto filare, sovesci, concimazioni organiche e confusione sessuale per gli insetti dannosi.

Anche in cantina il numero delle sostanze enologiche ammesse è molto inferiore rispetto alla produzione convenzionale.

Ultima cosa (ma non per questo meno importante), il disciplinare bio prevede soglie di solfiti più basse:

  • Massimo 150 mg/l per i bianchi (contro i 200 mg/l del convenzionale)
  • Massimo 100 mg/l mg/l per i rossi (contro i 150  mg/l del convenzionale)

La certificazione Bio: una certificazione “senza se e senza ma”

Il percorso per diventare produttori di vino biologico quindi non è affatto semplice, proprio perché il rigido disciplinare bio impone a chiunque decida di cimentarsi nell’impresa di rinunciare di punto in bianco all’utilizzo di una qualsiasi delle seguenti sostanze:

1-Naphthylacetic acid (NAA)*3-Chloroaniline

Abamectin (sum of avermectin)

Acrinathrin

Aldicarb

Ametoctradin

Amitraz

Azinphos-methyl

Benalaxyl including other mixtures of constituent isomers including benalaxyl-M (sum of Benthiavalicarb (sum expressed as benthiavalicarb-isopropyl)

Bifenthrin

Bromopropylate

Bupirimate

Cadusafos

Carbaryl

Carbofuran *Carbosulfan

Chlorantraniliprole

Chlorpyrifos-ethyl

Chlorthal-dimethyl

Clothianidin

Cyazofamid

Cyflufenamid: sum of cyflufenamid (Z-isomer) and its E-isomer

Cymoxanil

Cyproconazole

Deltamethrin

Diazinon

Dichlorvos

Dicofol (sum of p,p' and o,p' isomers)

Difenoconazole

Dimethenamid (dimethenamid-p including other mixtures of constituent isomers (sum of Dimethomorph (sum of isomers)

Diphenylamine

Diuron

Dodine

Endosulfan (sum of alpha- and beta-isomers and endosulfan-sulphate expresses as Endosulfan-beta

Ethalfluralin

Ethoxyquin

Etoxazole

Fenamidone

Fenazaquin

Fenhexamid

Fenoxycarb

Fenpyrazamine

Fenthion (fenthion and its oxigen analogue, their sulfoxides and sulfone expressed as parent) Fenthion-oxonsufoxide

Fenthion-sulfone

Fenvalerate and Esfenvalerate (Sum of RR & SS isomers)

Fenvalerate and Esfenvalerate (Sum of RS, SR, SS, RR isomers)*Fluazifop

Fluazinam

Flufenoxuron

Fluopyram (R)

Flutriafol

Folpet

Haloxyfop-R-methyl

Hexythiazox

Indoxacarb as sum of the isomers S and R

Iprodione

Isoxaben

Lambda-Cyhalothrin

Malathion

Mandipropamid

*Meptyldinocap (sum of 2,4 DNOPC and 2,4 DNOP expressed as meptyldinocap) Metaldehyde

Methiocarb

Methiocarb-sulfone

Methomyl

Metrafenone

Omethoate

*3,4-Dichloraniline

3-Hydroxy-Carbofuran

Acetamiprid

Alachlor

alpha-Cypermethrin

Amisulbrom

Azadirachtin

Azoxystrobin

Benfuracarb

beta-Cypermethrin

Boscalid

Bromuconazole (sum of diasteroisomers)

Buprofezin

Captan

Carbendazim

Carbofuran (sum of carbofuran and 3-hydroxy-carbofuran expressed as carbofuran) Carfentrazone-ethyl

Chlorpropham

Chlorpyrifos-methyl

Clofentezine

Cyantraniliprole

Cycloxydim

Cyfluthrin (cyfluthrin including other mixtures of constituent isomers (sum of isomers)) Cypermethrin (cypermethrin including other mixtures of constituent isomers (sum of Cyprodinil

Desmethyl-Pirimicarb

Dichlobenil

Dicloran

Diethofencarb

Diflufenican

Dimethoate

Dinocap (sum of dinocap isomers and their corresponding phenols expressed as dinocap) Dithianon

*                                 Diuron (sum expressed as 3,4- dichloraniline)

Emamectin benzoate B1a, expressed as emamectin

Endosulfan-alpha

Endosulfan-sulphate

Ethirimol (Bupirimate metabolite)

Etofenprox

Famoxadone

Fenarimol

Fenbuconazole

Fenitrothion

Fenpropidin

Fenthion

Fenthion-oxon

Fenthion-oxonsulfone

Fenthion-sulfoxide

Fenvalerate and Esfenvalerate (Sum of RS & SR isomers)

Flazasulfuron

Fluazifop-P-butyl

Fludioxonil

Fluopicolide

Flusilazole *Fluxapyroxad

Gibberellic acid

Hexaconazole

Imidacloprid

Iodofenphos

Iprovalicarb

Kresoxim-methyl

Malaoxon

Malathion (sum of malathion and malaoxon expressed as malathion) Mepanipyrim

Metalaxyl and metalaxyl-M (sum of isomers)

Methidathion

Methiocarb (sum of methiocarb and methiocarb sulfoxide and sulfone, expressed as Methiocarb-sulfoxide

Methoxyfenozide

Myclobutanil

Oxadiazon

*Oxathiapiprolin

Oxyfluorfen

Penconazole

Penoxulam

Phosmet

Phosmet-oxon

Phthalimide (Folpet metabolite)

Pirimicarb

Promecarb

Propanil

Propargite

Propyzamide

Pyraclostrobin

Pyrethrins

Pyrimethanil

Pyriproxyfen

Quizalofop-ethyl

Rotenone

Simazine

Spinosad: sum of spinosyn A and spinosyn D, expressed as spinosad Spinosyn D

Spirotetramat

Spirotetramat, BYI 03380-enol

Spirotetramat, BYI 03380-ketohydroxy

Spiroxamine

Tau-Fluvalinate

Tebufenozide

Tetraconazole

Thiobencarb

Thiophanate-methyl

Tolylfluanid

Trichlorfon

Trifloxystrobin

Triflumuron

Valifenalate

Vinclozolin (sum of vinclozolin and all metabolites, expressed as vinclozolin) Zoxamide
Oxydemeton-methyl (Demeton-S-methylsulfoxide)

Paclobutrazol

Pendimethalin

Phosalone

Phosmet (phosmet and phosmet oxon expressed as phosmet) Phoxim

Piperonyl butoxide

Procymidone

Propachlor: oxalinic derivate of propachlor, expressed as propachlor Propaquizafop

Propiconazole

Proquinazid

Pyraflufen ethyl

Pyridaben
Pyriofenone Quinoxyfen Rimsulfuron
*Sethoxydim

*Spinetoram (XDE-175)

Spinosyn A

Spirodiclofen

Spirotetramat and its 4 metabolites, expressed as spirotetramat Spirotetramat, BYI 03380-enol-glucoside

Spirotetramat, BYI 03380-monohydroxy

Sum of folpet and phthalimide, espressed as folpet (R) Tebuconazole

Tebufenpyrad

Thiamethoxam

Thiodicarb

Thiram (expressed as thiram)

Triadimenol (any ratio of constituent isomers)

Tricyclazole

Triflumizole

Trifluralin

Vamidothion

zeta-Cypermethrin



Queste sostanze, vietate nella produzione biologica, sono proprio quelle che vengono cercate nei laboratori degli enti certificatori autorizzati dal MIPAAF (Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali):


se sono presenti nel vino, il vino non è biologico. Se non sono presenti nel vino, il vino è biologico.

Punto. Non ci sono tante altre considerazioni da fare.

Non si può dire “uso determinati pesticidi o diserbanti di sintesi per produrre il mio Prosecco, ma con moderazione”.

In altre parole, non c’è spazio per l’incertezza: la certificazione biologica impone rigore e rispetto di regole chiare.

I dubbi sulle certificazioni di sostenibilità alternative

L’agricoltura Biologica nasce dall’esigenza di riequilibrare un sistema agricolo industriale che da troppi anni continua a crescere in modo indiscriminato.

Questo sviluppo esponenziale e sconsiderato è proseguito per decenni, sostenuto da un utilizzo massiccio di pesticidi, diserbanti e da uno sfruttamento senza limiti delle risorse naturali.

Il produttore Bio si impegna ad utilizzare solamente sostanze naturali (cioè già presenti in natura, come il solfato di rame che utilizzo per produrre il mio Prosecco biologico), escludendo qualunque tipo di sostanza di sintesi. Egli si impegna inoltre anche a creare un modello di sviluppo sostenibile nel tempo, che eviti lo sfruttamento eccessivo dell’acqua, della terra e dell’aria, e che tuteli la biodiversità.

Tuttavia, come ho già detto, il processo per diventare produttori bio non è proprio facile, esso comporta sacrifici, investimenti continui.

Il numero di consumatori sempre più attenti al tema della salute e della sostenibilità ambientale è cresciuto velocemente negli ultimi anni e, purtroppo, gli agricoltori si sono ritrovati impreparati nel rispondere in modo adeguato alle loro esigenze.

Sulla scia di questo problema sono nate negli ultimi anni diverse certificazioni di sostenibilità non biologiche.

Attualmente, le più famose in Italia sono le seguenti:

Biodiversity Friends

Logo Biodiversity friends - non va bene per un prosecco biologico

 

S.Q.N.P.I.

Logo ape sqnpi - non si può usare su un prosecco biologico

 

V.I.V.A.

Logo Viva - non si usa nel caso di un prosecco biologico

Non posso che essere felice del fatto che in qualche modo privati e istituzioni stiano cercando delle strade nuove (?) per essere sostenbili. L'intenzione è sicuramente meritevole.

Tuttavia, a mio personale avviso, queste certificazioni comportano due problemi fondamentali:

Problema 1: certificazione di prodotto o di sistema produttivo?

La cosa importante da sottolineare è che queste certificazioni non arrivano in seguito ad una valutazione analitica effettuata in laboratorio sul prodotto. In altre parole, non c’è un’analisi che attesti la presenza o meno di determinate sostanze nel vino: quello che viene certificato è un processo produttivo che deve seguire determinate linee guida.

A questo punto sorge una domanda fondamentale: perché inserire in etichetta un logo che certifica un processo produttivo?
Mi spiego meglio con un paio di esempi:

 

La nostra azienda di Prosecco biologico è certificata IFS Food, la quale attesta il raggiungimento di determinati standard produttivi.

Essendo una certificazione di sistema, non può essere inserita in etichetta. Logico.

La nostra azienda è certificata anche Vegan su Prosecco biologico e Pinot Grigio Biologico. Il nostro ente certificatore effettua un’analisi sul prodotto per attestare che non siano presenti nel prodotto sostanze di origine animale.

Essendo questa una certificazione sul prodotto, si può inserire il logo vegan in etichetta.

 

Credo checertificazioni di sostenibilità diverse dalla certificazione BIO, (come Biodiversity friends, V.I.V.A. e S.Q.N.P.I.) che certificano un processo, in modo similare a IFS Food, non hanno ragione di comparire sul packaging del prodotto con il loro logo.

Sarebbe interessante, secondo me, capire quante aziende deciderebbero di certificarsi con una delle certificazioni sopraindicate se il logo di quest’ultime non potesse comparire sul packaging del prodotto.

Problema 2: queste certificazioni possono creare confusione per il consumatore?

Se mi trovo davanti a una certificazione che ha come logo un’ape, o che utilizza la parola sostenibilità, che dichiara di difendere la biodiversità e utilizza colori simili a quelli ufficiali del logo bio, rischio di pensare che un prodotto sia biologico certificato, anche se, di fatto, non lo è?Loghi biologico a confronto - solo il primo si può usare per un prosecco biologico

Il caso più strano, a mio avviso, riguarda la certificazione “Biodiversity Friends” che porta nel nome addirittura il prefisso BIO.

Non voglio in alcun modo insinuare che ci siano intenzioni malevoli di fondo, ma mi piacerebbe che ogni certificazione si ponesse il problema di non essere somigliante ad altre certificazioni simili all’apparenza, ma totalmente diverse nella sostanza (come per esempio la certificazione Bio).

Credo che utilizzare simboli, obiettivi e slogan propri dell’agricoltura biologica, cavalcando l’onda ambientalista degli ultimi anni, sia una pratica dannosa per tutti gli operatori coinvolti.

Questo perché le “mezze misure” non fanno altro che creare diffidenza da parte dei consumatori verso le aziende che lavorano ogni giorno in favore della sostenibilità.

Come si legge un’etichetta di vino biologico

Nella giungla delle certificazioni può essere complicato a volte capire di fronte a quale tipologia di prodotto potresti ritrovarti.

Ti lascio con questo piccolo schema riassuntivo che ti spiega com’è dev’essere effettivamente fatta una retro-etichetta di vino biologico (in questo caso un Prosecco biologico) che si rispetti.

indicazioni per leggere l'etichetta di un prosecco biologico

In conclusione, la scelta su quale prodotto più o meno sostenibile scegliere la prossima volta che andrai al supermercato spetta a te, ma da adesso in poi vietato dire “non lo sapevo!” ;)

 

Happy farmer